Fa caldo? In India è un forno: 49 gradi e nessuna via di fuga

L’estate del 2025 sarà ricordata in India come una delle più dure e spietate della storia recente. Il caldo non è più solo una condizione stagionale: è diventato una minaccia strutturale, un’emergenza sanitaria e sociale che coinvolge tre quarti della popolazione, ovvero oltre un miliardo di persone.

Nelle ultime settimane le temperature hanno raggiunto livelli semplicemente incompatibili con la vita all’aperto. A Sri Ganganagar, nello stato desertico del Rajasthan, la colonnina di mercurio ha toccato i 49 gradi Celsius, mentre in molte altre regioni del nord e del centro del paese le massime giornaliere oscillano costantemente tra i 45 e i 48 gradi. E non è solo il picco termico a creare problemi: l’umidità, in costante aumento nell’ultimo decennio, amplifica l’effetto del caldo, rendendolo ancora più insopportabile e pericoloso.

Una giornata nel forno d’India
Alle sei del mattino ci sono già 30 gradi Celsius, e la giornata si apre con una corsa contro il tempo. I lavoratori agricoli e quelli dell’edilizia cominciano a lavorare prima dell’alba, sperando di portare a casa qualcosa prima che il sole trasformi la terra in una fornace.

Alle nove il termometro segna 36 gradi, e i corsi d’acqua, i canali e le fontane diventano rifugi provvisori per chi cerca sollievo: giovani, bambini e operai si immergono in acqua fino al collo, sperando di abbassare almeno per qualche ora la temperatura corporea.

Alle dieci sono già 40 gradi, e i cantieri rallentano. I muratori, i manovali e gli operai si ritirano sotto qualche tetto di lamiera o sotto gli alberi, dove però l’aria è rovente quasi quanto il sole diretto.

Quando si arriva a mezzogiorno, la temperatura è salita a 43 gradi. Le strade dei villaggi si svuotano, ma nelle città i mercati restano aperti, i venditori resistono, le costruzioni vanno avanti. Non c’è scelta: chi non lavora, non mangia.

Il picco arriva alle tre del pomeriggio, quando i sensori segnalano 47 gradi Celsius, stabilmente mantenuti fino alle 17.

Il caldo come rischio sanitario
La conseguenza più immediata è sulla salute. Gli ospedali e le cliniche rurali sono presi d’assalto da persone che arrivano con sintomi da colpo di calore: disidratazione, svenimenti, malori, aggravamenti di patologie pregresse.

Nel solo stato del Rajasthan, i casi documentati di colpi di calore hanno superato quota 340 dall’inizio di giugno. Il bilancio reale è probabilmente molto più alto, soprattutto nelle zone rurali dove i dati non arrivano ai centri ufficiali.

Le parole del dottor Deepak Monga, direttore dell’ospedale di Sri Ganganagar, sono chiare: “Le persone lavorano perché non possono permettersi di fermarsi. Se smettono di lavorare, muoiono di fame. Ma questo caldo mette a rischio la loro vita.”

I più vulnerabili sono anziani, bambini e chi soffre di malattie croniche. L’aria condizionata, qui, è un lusso irraggiungibile per la maggioranza.

Economia sotto stress: campi bruciati, raccolti perduti
Se il costo umano del caldo è altissimo, quello economico non è da meno. Le ondate di calore stanno devastando le coltivazioni di mango, litchi, grano e riso, con danni incalcolabili per milioni di agricoltori.

Nel villaggio di Chak Maharaj Ka, Kulwinder Singh e la sua famiglia raccontano al NYT come il raccolto di cotone stia seccando letteralmente sotto il sole. Le notti non portano sollievo: alle sette di sera la temperatura è ancora di 37 gradi, e addormentarsi diventa quasi impossibile.

Le città tentano di adattarsi
Alcune amministrazioni locali hanno lanciato piani di emergenza. A Prayagraj, nel nord del Paese, è partita una campagna per imbiancare i tetti con vernici riflettenti, nel tentativo di abbattere di qualche grado la temperatura interna delle abitazioni.

Nel frattempo, camion dei pompieri spruzzano acqua sulle strade cittadine per abbassare la temperatura dell’asfalto e dei marciapiedi, e vengono installate fontane e punti di distribuzione gratuita di acqua potabile.

Ma sono soluzioni temporanee di fronte a un problema strutturale. La scienza è chiara: il continente asiatico si sta riscaldando a un ritmo doppio rispetto alla media globale, e l’India è uno degli epicentri di questo cambiamento.

Un futuro rovente e diseguale
Il quadro che emerge è drammatico. Secondo il centro di ricerca ClimaMeter, l’ondata di calore di aprile e maggio 2025 è stata tra le più gravi di sempre e il riscaldamento globale ha reso questi eventi fino a 4 gradi Celsius più caldi rispetto alle medie storiche.

La traiettoria è purtroppo già scritta: più riscaldamento globale, più ondate di calore, più vite a rischio. E come sempre, a pagare il prezzo più alto sono i più poveri, chi lavora all’aperto, chi non ha accesso ad abitazioni adeguate, chi vive con pochi dollari al giorno.

Il sole cala su Sri Ganganagar, ma la notte porta con sé solo un caldo afoso, senza respiro. Non c’è tregua, non c’è più stagione fresca. È il nuovo clima dell’India. E rischia di essere un’anticipazione di ciò che aspetta il resto del mondo.

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