Rosaria e Donatella

di Alfredo Facchini

Ci sono crimini che sono destinati a diventare qualcosa di più che semplici casi di cronaca. Quello che nella memoria collettiva viene ricordato come il “massacro del Circeo” è senza dubbio uno di questi, un impasto di allucinante violenza di genere e delirio di onnipotenza.

La vicenda è nota. 29 settembre 1975. Tre ragazzi della Roma “bene” e fascistoide – Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira – invitano, con un inganno, nella villa al mare due giovani, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti.
Dopo 36 ore di sevizie i tre uccidono Rosaria. Mentre Donatella, riesce a sopravvivere, fingendosi morta. Viene ritrovata nel bagagliaio dell’auto dei tre, parcheggiata mentre – dopo il massacro – sono bellamente a cena al ristorante.

Rosaria Lopez

Il racconto di Donatella: «Tutto è cominciato una settimana fa, con l’incontro con un ragazzo all’uscita del cinema che diceva di chiamarsi Carlo, lo scambio dei numeri di telefono e la promessa di vederci all’indomani insieme ad altri amici. Con Carlo così, vengono Angelo e Gianni, chiacchieriamo un po’, poi si decide di fare qualcosa all’indomani, io dico che non avrei potuto, allora si fissa per lunedì. L’appuntamento è per le quattro del pomeriggio. Arrivano solo Angelo e Gianni, Carlo, dicono, aveva una festa alla sua villa di Lavinio, se avessimo voluto raggiungerlo… ma a Lavinio non arrivammo mai. I due a un certo punto si fermano a un bar per telefonare a Carlo, così dicono; quando Gianni ritorna in macchina dice che l’amico avrebbe gradito la nostra visita e che andassimo pure in villa che lui stava al mare.

La villa era al Circeo e quel Carlo non arrivò mai. I due si svelano subito e ci chiedono di fare l’amore, rifiutiamo, insistono e ci promettono un milione ciascuna, rifiutiamo di nuovo. A questo punto Gianni tira fuori una pistola e dice: “Siamo della banda dei Marsigliesi, quindi vi conviene obbedire, quando arriverà Jacques Berenguer non avrete scampo, lui è un duro, è quello che ha rapito il gioielliere Bulgari”. Capiamo che era una trappola e scoppiamo a piangere. I due ci chiudono in bagno, aspettavano Jacques.

La mattina dopo Angelo apre la porta del bagno e si accorge che il lavandino è rotto, si infuria come un pazzo e ci ammazza di botte, e ci separano: io in un bagno, Rosaria in un altro. Comincia l’inferno. Verso sera arriva Jacques. Jacques in realtà era Andrea Ghira, dice che ci porterà a Roma ma poi ci hanno addormentate.
Ci fanno tre punture ciascuna, ma io e Rosaria siamo più sveglie di prima e allora passano ad altri sistemi. Prendono Rosaria e la portano in un’altra stanza per cloroformizzarla dicono, la sento piangere e urlare, poi silenzio all’improvviso. Devono averla uccisa in quel momento.

Mi picchiano in testa col calcio della pistola, sono mezza stordita, e allora mi legano un laccio al collo e mi trascinano per tutta casa per strozzarmi, svengo per un po’, e quando mi sveglio sento uno che mi tiene al petto con un piede e sento che dice: “Questa non vuole proprio morire”, e giù a colpirmi in testa con una spranga di ferro.
Ho capito che avevo una sola via di uscita, fingermi morta, e l’ho fatto. Mi hanno messa nel portabagagli della macchina, Rosaria non c’era ancora, ma quando l’hanno portata ho sentito chiudere il cofano e uno che diceva: “Guarda come dormono bene queste due”».

Donatella è morta il 30 dicembre 2005, all’età di 47 anni, a Roma per un tumore al seno.
Che fine hanno fatto i tre infami?

Donatella Colasanti

Andrea Ghira viene condannato in contumacia, perché latitante all’estero. Secondo numerosi rapporti di polizia avrebbe trascorso 18 anni nella legione straniera spagnola, il “Tercio de Armada”. Muore nel 1994 per una overdose di eroina. Ma sulla sua effettiva morte si nutrono fortissimi dubbi.

La pena di Gianni Guido, inizialmente all’ergastolo, viene ridotta a 30 anni. Tenta la fuga più volte. Beneficia dell’indulto, 8 anni, e di altri sconti e dal 2009 si trova in libertà.

Lo sconforto di Letizia Lopez, sorella di Rosaria, che lamenta, in particolare, i lunghi periodi di latitanza all’estero di Guido, l’assenza di segni di pentimento e giudica non sufficientemente rigoroso il suo regime di detenzione.

Angelo Izzo viene condannato all’ergastolo, ma le sue “collaborazioni” con la giustizia gli fruttano sconti di pena. Due le volte in cui prova ad evadere dal carcere.
In una intervista confessa: «le donne sono solo pezzi di carne».

Ottenuta la semilibertà, lascia il carcere per la comunità. Fuori, Izzo torna ad uccidere. Per onorare un patto con un pentito, il boss della “Sacra Corona Unita”, Giovanni Maiorano, stringe un rapporto con la moglie e la figlia, Maria Carmela Linciano, di 57 anni, e Valentina Maiorano, di 14 anni. Nel 2005 le uccide. Finisce di nuovo in carcere.

Come dimenticare il volto insanguinato di Donatella che sbuca dal bagagliaio di una “Fiat 127” bianca, immortalato da un fotografo che si trovava nei paraggi di Via Pola quando è stata ritrovata.
Quella fotografia è diventata l’incarnazione di uno dei capitoli più crudeli contro le donne, registrati dalla cronaca nera del nostro Paese.

Dimenticare è impossibile.

Alfredo Facchini

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