L’Italia tra i paesi con meno mobilità sociale nell’UE, penalizza i minori

Non tutti sanno che oggi 20 febbraio 2025 è la Giornata mondiale dedicata alla giustizia sociale. Si tratta di una Giornata promossa dall’Ilo, ovvero dall’Organizzazione internazionale del lavoro.

È una Giornata durante la quale si propongono iniziative sul tema della giustizia sociale per incentivare azioni concrete a livello nazionale e internazionale.
Dalla Fondazione OpenPolis in concomitanza con la Giornata è stato diffuso un rapporto dal titolo “Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile”.

Il Rapporto evidenzia come l’Italia sia uno dei paesi europei con minore mobilità sociale, ovvero dove si devono affrontare maggiori difficoltà, per chi nasce in una famiglia povera, per affrancarsi dalla condizione economica e sociale rispetto ai genitori.

Per comprendere meglio i dati sotto riportati è necessario sapere che sono definite “famiglie a bassa intensità lavorativa”, quelle nelle quali le persone che sarebbero in grado di lavorare, esclusi i componenti che studiano, lo hanno fatto per meno del 20% del loro effettivo potenziale. Andiamo nel dettaglio.

Secondo dati Istat nel 2023 il 12,4% delle famiglie italiane con minori a carico, circa 748 mila, si sono trovate in povertà assoluta e 1,3 milioni di minori si trovavano a vivere in una condizione di povertà assoluta in percentuale sono il 13,8% mentre la media nazionale è del 9,7%.

Sempre dai dati Istat si evince che la percentuale di famiglie a bassa intensità lavorativa a livello nazionale è andata in costante aumento negli ultimi 3 anni della rilevazione.
In Italia la bassa intensità lavorativa è passata dal 44,1% del 2017 al 48,4% del 2019, un incremento di ben 4,3 punti percentuali. In un periodo precovid.

Sono le regioni meridionali ad avere la più alta incidenza di famiglie a bassa intensità lavorativa.

Una rilevante quota di bassa intensità lavorativa si registra in Sicilia con il 58% a seguire la Calabria, 57,5%, Campania, 53,1%, Puglia, 52,9%, Molise, 51,4% e Sardegna, 50,8%.
La bassa intensità lavorativa colpisce anche nel centro-nord dove si riscontra una incidenza oltre il 40% nei comuni con oltre 5.000 abitanti.

Foto: Kelly Sikkema licenza Unsplash

Secondo il rapporto di OpenPolis tali livelli derivano da una parte a causa dei livelli molto bassi di occupazione femminile, in particolare delle donne con figli; dall’altra con un persistente alto grado di lavoro sommerso in Italia.

Per quanto riguarda i comuni capoluogo, le 3 città in cui si registra la percentuale più alta di famiglie a bassa intensità lavorativa si trovano tutte in Sicilia: Catania con il 60,6%, Palermo con il 58,6% e Trapani con il 58,5%.

A seguire Taranto con il 58,6%. Migliore la situazione ma non certo idilliaca la situazione di lavoro a bassa intensità che si registra a Prato, con il 40,2%, Reggio Emilia con il 42,3% e Trento con il 43,9%.

I record di lavoro a bassa intensità si rilevano a Lavena Ponte Tresa nel varesotto con il 74,3%; Francofonte in provincia di Siracusa con il 70,2%.
Le migliori percentuali si registrano a Livigno in provincia di Sondrio con il 26,4%, Massanzago provincia di Padova con il 28,2%, e Valle Aurina nella provincia autonoma di Bolzano con il 29%.

OpenPolis nel suo rapporto ha confrontato le variazioni statisticamente rilevanti rispetto al 2022 segnalando come un significativo incremento delle famiglie con minori in povertà assoluta si evidenzia dove la persona di riferimento ricopre il ruolo di operaio o assimilato, in questo caso si passa da una quota del 15,6% a uno del 19,4%, ovvero un +3,8%.

Mentre la quota minore si registra in quelle famiglie con bambini in cui la persona di riferimento risulta essere dirigente, quadro o impiegato.
Questo dimostra in maniera inequivocabile come in Italia vi sia una questione irrisolta e che non si vuole risolvere riguardo al cosiddetto “lavoro povero”.

Infine OpenPolis segnala come l’incremento dell’incidenza della povertà assoluta nelle famiglie si riscontra con l’aumentare del numero di figli a carico. Nel 2023 erano il 6,6% in presenza di un minore, dato che sale all’11,6% nel caso di due figli e al 18,8% con 3 o più figli.

Foto: licenza Unsplash Ivan Mandić
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini è stato a lungo segretario Nazionale dell'Unione Inquilini