mercoledì, Febbraio 11, 2026

Lo spirito trumpiano “law & order” del decreto sicurezza

Un interessante articolo sul sito della polizia penitenziaria spiega bene e nel dettaglio agli stessi operatori di polizia il decreto sicurezza. La fonte quindi è al di sopra di ogni sospetto di eventuale pregiudizio verso il decreto e verso il governo Meloni. Più avanti ne pubblichiamo il testo, specificando che c’è solo una questione che non fa capo al decreto sicurezza del governo, in quanto il passaggio sul “porto d’armi fuori servizio e senza licenza per arma diversa da quella d’ordinanza” non risulta nello schema di decreto-legge, fa capo a una disciplina già introdotta dal d.l. 11 aprile 2025 n. 48 e poi convertito.

Molti di questi punti che non compaiono nelle cronache degli altri giornali, come le “Operazioni sotto copertura in carcere”, aprono uno squarcio ancora più inquietante sulla natura repressiva più che “securitaria” del provvedimento.

Il nuovo “pacchetto sicurezza” viene infatti presentato come risposta “inevitabile” a piazze tese, violenza giovanile e crisi nelle carceri. Politicamente, però, il punto non è soltanto “più regole”: è un cambio di grammatica. L’ordine pubblico diventa la chiave di lettura dominante, e la prevenzione repressiva tende a prevalere su mediazione sociale e politiche di contesto.

La “trumpizzazione” della repressione

La critica principale riguarda la normalizzazione di strumenti preventivi: zone a vigilanza rafforzata, DASPO urbano più incisivo, trattenimenti fino a 12 ore in occasione di manifestazioni. È una traiettoria che ricorda, per stile e cornice narrativa, il “law & order” statunitense: la piazza come problema di sicurezza prima ancora che come fenomeno democratico fisiologico.

Secondo questo punto di vista, la misura più simbolica è la corsia procedurale a tutela degli operatori (archiviazioni accelerate quando appare una causa di giustificazione). Il messaggio politico è chiaro: ridurre il “costo giudiziario” dell’uso legittimo della forza e rafforzare la fiducia operativa di chi sta in strada. Il rischio, però, è l’effetto collaterale comunicativo: una percezione di “scudo” che può alimentare polarizzazione e conflitto sociale, come già visto negli Stati Uniti nell’era Donald Trump.

In sintesi, la critica politica non sostiene che l’Italia stia copiando l’America “senza limiti”, ma che si stia adottando un securitarismo incrementale: piccoli spostamenti normativi e di prassi che, sommati, cambiano l’equilibrio tra libertà pubbliche, discrezionalità amministrativa e gestione del dissenso. La domanda che nessuno sembra porsi, a questo punto, è empirica: questi strumenti resteranno eccezionali o diventeranno routine? Di seguito tutti i punti del provvedimento.

Armi improprie e minori: la stretta su lame e vendita
Per quanto riguarda l’ordine pubblico, il provvedimento interviene pesantemente sulla detenzione di armi improprie, punendo con la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque porti fuori casa strumenti con lama affilata superiore agli otto centimetri senza giustificato motivo. La stretta riguarda anche i minori, con sanzioni pecuniarie per i genitori e il divieto assoluto di vendita di strumenti da punta o taglio ai meno di diciotto anni, obbligando i commercianti, anche online, a verificare l’identità dell’acquirente.

Violenza giovanile: ammonimento del questore e sanzioni ai genitori
Sul fronte della violenza giovanile, viene potenziata la procedura di ammonimento del questore, estendendola a reati come lesioni e minacce commessi con armi, e prevedendo multe salate per i genitori in caso di recidiva dopo l’ammonimento.

Criminalità predatoria: rapina aggravata e pene fino a 25 anni
Per contrastare la criminalità predatoria, è stata introdotta la fattispecie di rapina aggravata commessa da gruppi organizzati con armi o esplosivi, specialmente contro banche o uffici postali, con pene che arrivano fino a venticinque anni.

Sicurezza urbana: Daspo rafforzato e zone a vigilanza rafforzata
Anche la sicurezza urbana vede un giro di vite con il potenziamento del Daspo urbano e la possibilità per il prefetto di individuare zone a vigilanza rafforzata dove allontanare soggetti pericolosi denunciati negli ultimi cinque anni.

Posti di blocco e sicurezza stradale: carcere e confisca del veicolo
Spostando lo sguardo sulla sicurezza stradale e le manifestazioni, chi fugge a un posto di blocco mettendo in pericolo l’incolumità altrui rischia ora fino a cinque anni di carcere e la confisca del veicolo.

Manifestazioni pubbliche: trattenimento fino a 12 ore e multe fino a 10.000 euro
Durante le manifestazioni pubbliche, le forze di polizia hanno ora il potere di trattenere per un massimo di dodici ore persone che, per precedenti penali o possesso di oggetti atti a offendere, rappresentino un pericolo concreto per l’ordine pubblico. Sono state inoltre inasprite le sanzioni per chi organizza riunioni pubbliche senza preavviso o ne turba il pacifico svolgimento, con multe che possono arrivare a diecimila euro.

Tutela legale in servizio: archiviazione rapida e spese coperte
Un’importante novità riguarda anche la tutela legale: quando un operatore agisce in presenza di una causa di giustificazione, come la legittima difesa, il pubblico ministero dovrà procedere con un’annotazione preliminare in un modello separato, garantendo tempi rapidi per l’archiviazione e assicurando la copertura delle spese legali sin dalle prime fasi.

Polizia Penitenziaria: specificità riconosciuta e nuove leve operative
Per noi poliziotti penitenziari, il provvedimento riserva un’attenzione particolare, riconoscendo la specificità e la complessità del nostro lavoro.

Operazioni sotto copertura in carcere: contrasto a rivolte, mafia e droga
Una delle novità più rilevanti è l’introduzione delle operazioni sotto copertura all’interno delle carceri: gli ufficiali di polizia giudiziaria dei nostri nuclei investigativi potranno ora agire sotto copertura per acquisire prove su delitti gravi come rivolte, intimidazioni mafiose, traffico di droga o atti di tortura all’interno degli istituti.

Detenuti stranieri: obbligo di cooperazione per l’identità e valutazione di pericolosità
Sempre sul fronte operativo, viene introdotto l’obbligo per i detenuti stranieri di cooperare per l’accertamento della propria identità; il rifiuto di fornire informazioni su età o cittadinanza diventerà un elemento di valutazione della pericolosità del soggetto e influirà sul suo giudizio disciplinare e penitenziario.

Carriera, concorsi e formazione: taglio corso vicecommissario e concorsi straordinari
Grandi cambiamenti riguardano anche la carriera e la formazione: per sopperire alla carenza di organico, la durata del corso per vicecommissario è stata ridotta a otto mesi per i cicli avviati entro il 2026, mentre per il ruolo ispettori sono previsti concorsi straordinari per titoli nel 2026 e 2027. Inoltre, fino al 2027, potranno essere banditi concorsi pubblici per ispettori aperti a cittadini laureati, con un corso di formazione della durata di un anno che darà accesso alla qualifica di ispettore dopo due anni di servizio effettivo.

Indennità di presenza: stop alle richieste di restituzione fino al 31 dicembre 2025
Una norma molto attesa riguarda l’indennità di presenza: le somme già corrisposte fino al 31 dicembre 2025 non saranno più ripetibili, risolvendo definitivamente il problema delle richieste di restituzione avanzate dall’amministrazione.

Porto d’armi: diritto fuori servizio e senza licenza per arma diversa dall’ordinanza
Infine, un punto cruciale chiarito dalla circolare ministeriale riguarda il porto d’armi: viene sancito il diritto per il personale della Polizia Penitenziaria di portare, anche fuori servizio e senza licenza, un’arma comune da sparo diversa da quella di ordinanza per difesa personale. Questa facoltà, che non richiede più di dimostrare il “bisogno” dell’arma al prefetto, è immediatamente applicabile e mira a garantire la sicurezza personale degli operatori anche quando non sono impegnati nei compiti d’istituto.

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