Negli Usa la povertà arriva anche alla carta igienica

C’è qualcosa di profondamente americano, che nella visione europea non è sempre un complimento, nel fatto che una guerra commerciale con il Canada finisca per minacciare il prezzo della carta igienica. Donald Trump impone dazi per difendere l’industria nazionale, Ottawa risponde tassando i prodotti statunitensi e, alla fine della catena, qualcuno entra al supermercato e scopre che persino andare al bagno rischia di costare di più.

Dal 22 agosto Washington applica dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi che comprende materiali utilizzati dall’industria cartaria; il Canada ha risposto annunciando dal prossimo 8 settembre contro-dazi su centinaia di merci americane, compresa la carta igienica, tassata al 25%.

Il problema è che la carta igienica venduta negli Stati Uniti sarà anche largamente prodotta negli Stati Uniti, ma per fabbricarla serve molta cellulosa canadese. È uno di quei piccoli inconvenienti della globalizzazione che gli slogan “America First” tendono a dimenticare: una fabbrica può avere la bandiera a stelle e strisce sul tetto e dipendere comunque da alberi cresciuti dall’altra parte del confine.

Gli esperti del settore prevedono quindi un aumento dei costi di produzione, in particolare per le carte di fascia alta; i produttori potranno assorbirne una parte, scaricarla sui consumatori oppure sostituire la fibra canadese con materiali meno pregiati. Tradotto in termini comprensibili anche senza una laurea in economia: il rotolo potrebbe costare di più e, per sovrapprezzo, essere pure più ruvido.

Sarebbe soltanto una buona battuta sui dazi se arrivasse in un Paese nel quale qualche dollaro in più sullo scontrino non facesse differenza. Ma gli Stati Uniti di oggi sono anche il Paese nel quale, secondo la Federal Reserve, nel 2025 il 16% degli adulti non è riuscito a pagare tutte le bollette del mese precedente, l’8% ha dichiarato che nella propria famiglia talvolta o spesso non c’era abbastanza da mangiare e il 26% ha rinunciato almeno una volta a cure mediche per ragioni economiche. Il 58% ha affermato inoltre che l’aumento dei prezzi aveva peggiorato la propria situazione finanziaria.

Non stiamo parlando di un Paese povero, naturalmente. Stiamo parlando del Paese più ricco del mondo, che è una cosa diversa e forse rende il dato più interessante. Nel 2024 il 10,6% della popolazione risultava ufficialmente in povertà; utilizzando la misura supplementare del Census Bureau, che considera anche spese come casa, tasse e assistenza sanitaria, la quota saliva al 12,9%.

Nello stesso anno 18,3 milioni di famiglie americane, il 13,7% del totale, hanno sperimentato insicurezza alimentare: non sempre avevano cioè abbastanza risorse per procurarsi il cibo necessario. Tra le famiglie sotto la soglia di povertà la percentuale raggiungeva il 39,4%.

Per una famiglia benestante, cinquanta centesimi o un dollaro in più sulla carta igienica sono rumore statistico. Per una famiglia che arriva alla fine del mese scegliendo quale bolletta pagare prima, ogni aumento di un bene che non può essere eliminato si aggiunge a quello degli alimentari, dell’affitto, dell’elettricità, della benzina e delle medicine. Non è il rincaro della carta igienica a creare la povertà: è la povertà a trasformare il rincaro della carta igienica in una notizia.

Foto Russ Allison Loar / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

La stessa Federal Reserve ha appena studiato gli effetti dei dazi introdotti nel 2025 e ha trovato esattamente questo meccanismo. Una parte dei costi doganali viene trasferita sui prezzi al dettaglio e il peso relativo è maggiore per le famiglie a basso reddito.

Quando i prezzi aumentano, i consumatori tagliano gli acquisti non indispensabili e, quando devono comprare beni essenziali, passano alle versioni più economiche. I dazi, insomma, hanno un effetto regressivo: cento dollari in più all’anno significano poco per chi ne guadagna 200 mila e molto di più per chi ne guadagna 25 mila.

La futura crisi della carta igienica passa da curiosità a fotografia sociale. Negli Stati Uniti le persone con redditi alti continuano in larga parte a spendere senza grandi problemi, mentre la stessa Federal Reserve descrive consumi sempre più divisi per classe: le famiglie benestanti rimangono relativamente insensibili ai rincari, quelle a reddito medio cercano di “spremere ogni dollaro” e quelle a basso reddito mostrano una crescente sofferenza finanziaria.

Trump sostiene che i dazi servano a rendere gli Usa più forti, riportare produzione negli Stati Uniti e costringere gli altri Paesi a condizioni commerciali più favorevoli. È possibile discutere a lungo sull’efficacia industriale di questa strategia. Più semplice è osservare chi paga nel frattempo il conto.

Se un’azienda americana deve comprare più cara la cellulosa canadese, difficilmente il costo evapora per patriottismo: una parte arriva sullo scaffale. E lo scaffale non chiede al consumatore se vota repubblicano o democratico prima di presentargli il prezzo.

Così, negli Usa del Maga che promette di tornare grande, anche il rotolo di carta igienica rischia di diventare più caro. È una notizia che fa sorridere e infatti negli Stati Uniti ci stanno scherzando parecchio. Ma dietro la battuta rimane un Paese nel quale milioni di famiglie non hanno sicurezza alimentare, una persona su sei lascia indietro qualche conto e più di una su quattro ha rinunciato a una spesa sanitaria perché non poteva permettersela.

A questo punto il problema non è più se la carta sarà a due o tre veli, ma quanti statunitensi potranno ancora permettersi di comprarla senza dover risparmiare su qualcos’altro.

Foto Ville Säävuori / Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.0