lunedì, Gennaio 19, 2026

Una guerra chiamata lavoro

di Alfredo Facchini

Si chiamava Giuliano aveva 18 ANNI e faceva uno stage in una azienda metallurgica.
Una lastra di ferro lo ha travolto uccidendolo. L’incidente è accaduto due giorni fa a Noventa di Piave, in provincia di Venezia.

Giuliano De Seta, era uno studente di un istituto tecnico di Portogruaro e seguiva uno stage lavorativo per maturare i crediti per il diploma.

Il 21 gennaio scorso un altro ragazzo, Lorenzo Parelli, ha perso la vita mentre stava seguendo un progetto di alternanza scuola-lavoro. Una putrella lo ha schiacciato.

Meno di un mese dopo Giuseppe Lenoci, 16 anni, è morto in un incidente stradale mentre svolgeva uno stage all’interno di un corso di formazione professionale di termoidraulica.

Per il Ministero dell’Istruzione l’alternanza scuola-lavoro è “una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le proprie attitudini”.

In pratica è un sistema che prevede non meno di 400 ore di pratica lavorativa in luoghi come aziende o associazioni, in alternanza, appunto, alle ore di studio a scuola.

Tutto rigorosamente gratis.

Le aziende che vi aderiscono hanno anche diritto ad agevolazioni fiscali e a incentivi economici.
Una cuccagna che troppo spesso si traduce in sfruttamento istituzionalizzato.

L’alternanza scuola-lavoro nata nel 2015 con la “Buona scuola” di Matteo Renzi, oggi, si chiama Pcto, ovvero “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”.

Ma non cambia la sostanza: non si può considerare didattica ciò che sfrutta, ferisce e uccide.

Alfredo Facchini

Giuliano De Seta

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